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Presentazioni: Candido Meardi by Izabella Teresa Kostka 

Il poeta comincia dove finisce l’uomo.

(Josè Ortega Y Gasset)

Credo che il fatto di essere “poeta” possa soprattutto completare l’uomo, renderlo unico ed estremamente sensibile, arricchirlo interiormente aumentando la capacità  di percepire il Mondo e la realtà  nel modo più  profondo e sublime, sfiorando varie sfaccettature  dell’umana esistenza.

Oggi vorrei presentarVi un artista completo, sia come uomo che come poeta: Candido Meardi.

Ho avuto il piacere  di conoscere Candido durante numerose edizioni del reading poetico “Verseggiando sotto gli astri di Milano” e i suoi versi hanno sempre lasciato un’ indelebile impronta nei cuori del pubblico.
Candido Meardi  racconta di se stesso:
C.M: Sono nato a Voghera (PV) il 20/06/1947 e, laureato in Filosofia, ho svolto prima l’attività di insegnante e poi quella di dirigente scolastico. Ho sempre partecipato assiduamente alla vita politica e culturale del nostro Paese, anche attraverso diversi incarichi di natura istituzionale. Attualmente vivo dividendomi tra Pavia e un piccolo paese nella provincia di Alessandria, Molino dei Torti.
Nella mia attività di poeta conta moltissimo il tempo di sedimentazione e di rielaborazione. Sono stato e sono un assiduo lettore di poesia; come autore ho cominciato a scrivere fin dai tempi del liceo, ma gran parte della mia produzione è ancora inedita. Ho pubblicato saltuariamente su riviste politico-letterarie come l’Ulisse” (edito a Pavia), il Caffè, i Quaderni Amisaniani e nel marzo 2015 la raccolta di poesie Il destino di un eterno mare” (ed. Guardamagna Varzi). Sto completando una nuova raccolta che vedrà la pubblicazione nei prossimi mesi.
I.T.K.: Quale significato ha per te la poesia?
C.M.: Per me la poesia è uno strumento, e una vocazione. Uno strumento per esprimere la parte più profonda, sensibile e lirica di me; una vocazione perché mi sono espresso con la poesia fin da giovanissimo. In realtà penso che la poesia sia un destino, a cui un vero poeta non può sottrarsi. Penso anche che la poesia, per essere tale, non possa fare a meno dell’originalità, dell’inatteso e che abbia come fine ultimo quello di rendere l’uomo che scrive, e l’Umanità, migliore. Inoltre come la musica è un linguaggio universale, nel senso che il verso supera tutti i particolari linguaggi dell’Umanità per congiungerli in un minimo comune denominatore, lirico e sapienziale.
ALCUNE RECENSIONI:
● “Per non aver paura” di Giuseppe Porqueddu
“Il destino di un eterno mare”: poeti come naufraghi solidali nello scambio delle “parole estreme” che ci salvano, “per non avere paura” in un mondo dove “più è difficile l’amore/ in queste nebbie/ in queste solitudini. Nell’anima individuale di un poeta la comunità può più agevolmente scoprire o rimeditare propri vissuti collettivi, malinconie e conforti, tanto più quando i versi proposti hanno un’ispirazione e una cadenza popolare, si propongono come racconto, evocano personaggi e storie dolenti riscattati da un sorriso, da una solidale condivisione del comune dramma di esistere. Tale infatti è la poesia di Meardi: tematicamente e linguisticamente lontana da ogni aristocraticità e sublimazione, fortemente intrisa di oralità, immersa nel corpo vivo della gente semplice, coi suoi linguaggi gergali e dialettali, con la cantilena delle rime baciate, o al mezzo, o alterne, e assonanze- consonanze solo in apparenza semplificate; poi chiamata ad altri sensi dalla violenza espressionistica delle forzature sintattiche e lessicali, utilizzate tuttavia non per produrre simboli, ma per fare precipitare, in istantanee pietose rivelazioni, i reali vissuti umani.

● “Un poeta chiamato Meardi” di Giovanni Rossi
Ne “Il destino di un eterno mare” troviamo 36 poesie scritte con schietta vena di osservatore della vita quotidiana. Alcune rapide e intense altre capaci di prendere per mano i lettori, riuscendo sempre a stupirli. Molti versi nascono dall’osservazione della realtà, spesso della natura, con lo stupore e l’attenzione che guida gli occhi di un bambino. Altri sono versi intrisi di ricordi, altri quadretti della realtà che inevitabilmente fanno pensare alle canzoni di Francesco Guccini, alle sue Stanze che tratteggiano la vita quotidiana, da dove spuntano le passioni, le delusioni, che finiscono senza saperlo per diventare progetti di vita.

● “Le poesie di Candido Meardi, racconto e impegno politico”.
Un premio dopo l’altro, dal locale al nazionale. Il libro di poesie “Il destino di un eterno mare” (Guardamagna editore, 64 pagine, 9euro) di Candido Meardi è uscito un anno fa ma con il passare dei mesi, la pubblicazione dell’ex preside vogherese è piaciuta sempre di più guadagnandosi menzioni e classificazioni nei concorsi letterari di mezza Italia. Dal Francesco Moro di Sartirana Lomellina al Mimesis di Itri, dal San Domenichino di Massa fino al recentissimo Premio Poesia dell’anno di Quartu SantElena, il successo di critica è stato notevole (…)
Serena Simula

Diderot disse: “La poesia deve avere in sé qualcosa che è barbaro, immenso e selvaggio”.

La scrittura di Meardi è come un fiume in piena, travolge i nostri sensi con grande abilità ed emotività, unisce magistralmente la forma poetica alla narrativa, sfiorando con raffinatezza ogni tematica sia sociale sia sentimentale, graffia e accarezza, è in grado di scuotere le coscienze e allietare il dolore trasportando ogni lettore “nell’immensità del proprio sentire”.
Mi commuovo profondamente ad ogni verso del brano tratto dall’antologia “Mai più” dedicata al Giorno della Memoria:

LA COLOMBA DELLA MEMORIA
Dove ti poserai

colomba bianca della pace

con nel tuo becco

il ramoscello verde

dell’ulivo?

Aprendo il tuo viaggiare

per un girovagare immenso

saluterai di Guernica

il suo martirio…

Trasvolerai le terre

della Normandia ventosa

sfiorando

col tuo radente volo

delle bianche croci

la foresta.

Riposerai il tuo volare stanco

sugli ormai rotondi

erbosi d’erba

bastioni dei soldati

morti, corrosi e devastati

dalla iprite gialla.

Troverai il sorriso

di riedificate città;

e il grano, sparso

da allegri e Immemori

turisti

nutrirà il tuo volo.

Posata sulle piazze

ascolterai

dei milioni di bimbi

perduti

tra le macerie devastate

o deportati dalle case

il canto lieve…

Arriverai ad AUSCHWITZ,

ultima meta

del tuo volar sapiente…

Dal tuo cielo azzurro

il ramoscello d’ulivo

pietosa e stanca

lascerai cadere.

Sulla Porta di Ferro

si poserà il tuo volo;

l’aria silenziosa

e immobile

della fredda notte

ascolterà per poco tempo

la tua preghiera,

il tuo tubar sommesso…

Cosi lentamente arriverà

bianco di pace

il tuo immoto

riposar silente…

Chino il capo davanti alla grandezza di questi versi, consigliando con entusiasmo la lettura delle opere di Candido Meardi.
Parafrasando le parole iniziali, “Il poeta comincia dove finisce l’uomo”, posso dire che “il poeta è nato insieme a Meardi”.

Izabella Teresa Kostka , Milano 2016.

copyright@verseggiandosottogliastridimilano

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