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PRESENTAZIONI: LINA LURASCHI – POETESSA GUERRIERA by Izabella Teresa Kostka 

Ogni poesia è misteriosa. 

Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.

(Jorge Louis Borges)

Ogni poesia è misteriosa, come sorprendente e piena di preziosi tesori è la scrittura dell’artista che desidero presentarVi oggi. Lina Luraschi è una delle più meritevoli e interessanti autrici che io abbia avuto il piacere di conoscere personalmente. Una donna che non ama parlare troppo di sé, sono piuttosto i suoi versi a descrivere  il complesso ego interiore che non cede mai ai compromessi né alla banalità, non segue  né le mode commerciali né quelle editoriali. Lina è una guerriera della parola, non teme gli argomenti difficili  né quelli considerati tabù, con profonda sensibilità  e maestria è capace di descrivere qualsiasi turbamento dell’essere umano, il dolore e il disagio della nostra esistenza, “graffia” le coscienze dei lettori usando un linguaggio diretto e senza inutili fronzoli, ricco di sublime e spesso surreale semiotica. Nella sua silloge “Scucita voce” (edita dalla casa editrice mantovana Gilgamesh Edizioni), Lina riesce a far parlare “il silenzio”, a far suonare le pause e il tempo dipinto tra le righe costruendo un mondo d’espressione tutto suo e unico nella sua maturità ed essenzialità. 

● Lina Luraschi si autodefinisce così: 
“Amante della letteratura, con un carattere difficile, duro, spesso molto spigoloso ma sincero. Non amo i mezzi termini, le cialtronerie, i compromessi né, soprattutto, la banalità (…) La poesia deve grondare sangue, dev’essere polisemantica, deve colpire l’occhio ritmicamente e la testa concettualmente. La poesia è bellezza dolorosa che non sempre ha il fine di accarezzare l’anima, ma deve soprattutto graffiarla. Detesto i ritmi melensi, privi di originalità (…)”

● Dalla prefazione al libro “Scucita voce” a cura di Antonino Caponnetto: 
“(…)Possiamo dire che il silenzio, il quale fonda ogni discorso e linguaggio, è nel far poesia di Lina Luraschi esplicitamente fondante, precedendone i versi, respirando in questi e perdurando oltre le pagine di questo e degli altri suoi libri. E questo perdurare ha la stessa infinita durata del tempo che lo attraversa e che ne viene attraversato. Ma un tale silenzio chiede di essere abitato dalla voce, purché essa non sia imprigionata entro labbra serrate, ma sia invece libera di fluire come un fiume in piena o magari si tratti  ed è questo il caso  di una “Scucita voce”, frammentata in tanti brandelli, tutti da riassettare come in un grande puzzle, riaccostandone i moltissimi bordi, a ricomporre l’ampio tappeto di una poesia che vuol essere scoperta esplorata e compresa nella sua variegata, complessa, intensa vastità.”
Antonino Caponnetto

● Dalla  recensione a cura di Fausta Genziana Le Piane  alla silloge “Scucita voce ”

(Gilgamesh Edizioni , 2015):
” (…) Non dice forse Charles Baudelaire che la poesia esige un grande sforzo della mente per essere compresa? Ancora: “Voglio la complicità del lettore nel gioco dell’interpretazione”: non dice forse Umberto Eco che il lettore diventa autore nel momento in cui entra in contatto con il testo? E, per terminare, “Non mi curo del contorno preciso dell’immagine, disdegno ogni discorso logico….assemblo seguendo il mio istinto senza preoccupazione alcuna”: non dice forse Paul Verlaine nella sua Ars poetica: “Musica prima di ogni cosa, / e perciò preferisci il verso Dispari / più vago e più solubile nell’aria / senza che nulla pesi o posi () Nulla è meglio del canto ambiguo, dove / l’Indeciso al Preciso si sposa () La Sfumatura è ciò che ci vuole ()?” (Paul Verlaine, Poesie, Bur, p. 229). Queste affermazioni di Baudelaire e Verlaine sono in realtà il manifesto della poesia moderna e Lina Luraschi è poetessa del suo tempo, senza nulla concedere né indulgere a forme di intellettualismo e sperimentalismo poiché fugge l’Arguzia e strangola l’eloquenza (ancora Paul Verlaine, op. cit.). La poetica della Luraschi aderisce agli intenti enunciati nella raccolta “Scucita voce”? Sì. Il lettore sui versi di Lina la testa se la rompe e anche parecchio, ma non sono versi i suoi irraggiungibili o oscuri. Il lettore si immedesima in lei, nel suo io che vivifica le poesie, sempre scarnificate e schiette, del tutto prive di oratoria o eloquenza (…)” 

● Dalla “Nota di lettura” del 28 ottobre 2015 su: Lina Luraschi “Scucita voce”:
” (…) È il modo di Lina Luraschi di attraversare l’esperienza novecentesca del «negativo» sulla scialuppa di salvataggio della poesia lirica nell’epoca post-lirica e post-modernistica: qua e là, incisi e finestre si aprono entro la campitura metrica interrompendo lo scorrimento frastico ma sovente in modo che sia la omogeneizzazione linguistica il grande equilibratore… mi sembra che la poesia di Lina Luraschi si nutra di una fitta osmosi tra paesaggio urbano e natura urbana, tra natura e cultura (…)”
Giorgio Linguaglossa 

● Breve nota biografica sull’autrice: 
Lina Luraschi nasce a Como, nella cui provincia tutt’ora risiede. La passione per la lettura e la letteratura,  trasmessale dal padre e insieme a lui coltivata sin dalla più tenera età, l’incontro con un’insegnate che ama i grandi autori, soprattutto i poeti , fa sì che il seme della poesia trovi in Lina un terreno già fertile. Nel 1997 la nostra autrice è  tra le fondatrici dell’associazione di volontariato NOISEMPREDONNE Onlus che opera all’interno dei reparti oncologici degli ospedali  comaschi, dove riveste la carica di vicepresidente fino al 2005.

Dal 1999 al 2005 è assessore alla cultura, servizi sociali e pubblica istruzione nel paese in cui risiede.

RACCOLTE DI POESIE PUBBLICATE: 

Le rughe delle bambole (1983);

Il vizio di vivere (1988);

Il violino nella palude (1999);

Scucita voce (2015);

Batte l’assenza (2016).

Le sue poesie appaiono su numerose riviste di poesia e letteratura, ottengono prestigiosi riconoscimenti e premi nazionali e internazionali.

Alcune poesie scelte:

LA LINGUA DEL DOLORE (POESIE)

*   
La lingua del dolore  

arrotola il cielo  

scardina le stelle   

Siamo chiavi senza porte   
Di colore ruggine sfibrata  

veste l’attesa  

È l’occhio che ode lo strazio!

    
**   

Ghirlande di fumo masticano eternità  

e fiabe sommerse inzuppate di paura  

spengono il tempo  

battezzato da magri gesti  

di una vita più scarna della notte 
Maturo è il dolore  

la lingua trasloca scorteccia su ferite  

e polsi ricamati da ciechi rasoi  

regalano briciole di pelle    
Il sangue si fa ricamo  

il ricamo si fa ricordo  

il ricordo si fa tormento  

il tormento si fa patibolo  

e si esalta la brama di cicuta  

dall’odor di topo    

***   

Io sono pensiero inchiostro pergamena  

Ingabbiata in radicato vizio  

di trapassare a nude mani  

crepe / pieghe / terra / carne  

in un gelido budello di annodate assenze  

e sul braccio piegato a cuscino  

macino il mio grumo di terra  

al sapore di ruggine e sangue  

*

Marie von Ebner-Eschenbach disse: “Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.” Dal dolore di ogni singolo essere vivente e dell’umanità intera nascono l’urlo e lo sconforto, il lamento e la confessione, la riflessione  e la sublime arte poetica di Lina Luraschi. La poetessa è Donna che assorbe e metabolizza le esperienze del vero vissuto per trasformarle in  perle di rarissima, spesso oscura e malinconica bellezza letteraria. Una scrittura di grande spessore retorico ed espressivo consigliabile a tutti i “buongustai” della  letteratura. 
Entrambi i suoi ultimi libri si possono ordinare presso le librerie Feltrinelli , Ubik , Libreria Univesitaria e vengono anche distribuiti nelle maggiori librerie di tutta l’Italia. 

Izabella Teresa Kostka 
Milano, 2016.

Foto @copyright I.T.K. verseggiandosottogliastridimilano 

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