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LECCARDI GIUSEPPE nato a Livraga (LO) il 27/03/1948. Laureato in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Sposato, ha un figlio di 35 anni e da 48 anni abita a Milano, quartiere San Siro ma è molto fiero delle proprie radici lodigiane. 

E’ in pensione da un anno dopo aver lavorato in proprio come libero professionista nel settore contabile/fiscale/amministrativo.

Da sempre appassionato di letteratura e poesia, scrive dall’età adolescenziale ed ha autopubblicato due raccolte di versi con “Il mio libro.it”: Diario poetico nel 2010 e Oltre ogni ragionevole incertezza nel 2011.

Nel 2013 con altri due autori ha fondato il Gruppo “Poesia sull’aia in Cascina Linterno” con sede a Milano – Via F.lli Zoia, nell’antica cascina che la tradizione indica come dimora agreste di Francesco Petrarca durante gli anni del suo soggiorno milanese e dove ha vissuto anche Don Giuseppe Gervasini meglio conosciuto come “ el prét dè Ratanàa” .

Frequenta il gruppo “Ogginpoesia” e “Poeti al Ponte delle Gabelle” di Milano e “Amici delle Parole” di Corsico”. Ha vinto diversi concorsi di poesia ed ottenuto numerosi piazzamenti e riconoscimenti in altri. Partecipa a reading collettivi e convegni sulla poesia. 

● Alcune poesie scelte: 

MIA MADRE

Il volto pallido, indurito,
modellato solo sulle ossa,
gli occhi infossati, flaccide le guance, 
la bocca sottile e senza labbra, 
il naso affilato, il mento appuntito, 
tutto appare scolpito nella pietra:
la maschera del dolore e della morte.

Le braccia smagrite 
senza carne né vene,
tese al soffitto ad invocare il cielo,
o piegate con le mani giunte
in supplice preghiera.

Aperte mi rammentano la croce,
la sofferenza atroce del Calvario.
Il respiro sempre più affannoso
s’avvicina alla gola ed il torace
come un mantice lavora, s’affatica
ed è un sibilo che lacera il silenzio
l’unico segno di vita nella notte.

Ah! Come prediligo quei momenti
quando il sonno pietoso la rapisce
e sembra dare tregua ai suoi tormenti.
Io figlio l’assisto al capezzale
impotente a lenire il suo dolore, 
vorrei darle un minimo sollievo,
infonderle coraggio e la speranza
oppure condividere il suo male.

Colpevole mi sento di star bene
e di soffrire solo moralmente.
Auspico allora, afflitto dagli eventi,
che la malattia faccia rapida il suo corso
ponendo così fine all’agonia,
ad una sofferenza tanto atroce.
Perché la vita ha finito il suo percorso
e l’anima il rosario dei dolori.

11/02/2009

DOLORE

Col dolore immenso
di figlio orfano ed abbandonato 
in un giorno di sole, sereno,
ma spazzato dal vento di febbraio,
ti accompagno mamma
nell’ultimo viaggio terreno 
al piccolo cimitero di campagna.

Là dove, oppressa dai dolori,
dagli acciacchi dell’età e dai disagi,
stanca delle fatiche della vita,
volevi andare presto a riposarti
per non dare problemi ai familiari.

La stessa strada, allora sterrata, 
che bambino con te in bicicletta,
facevamo quasi tutti i giorni
per andare dai nonni materni
alla cascina di “Ca’ de’ Boselli”.

Una tristezza infinita ora
aleggia nell’aria che s’indora
nell’ora del tramonto e dell’addio,
mentre nel cuore s’inchioda 
una profonda, insanabile ferita 
che l’anima trafigge e riaccende
coi ricordi struggenti ed i rimpianti
l’umana quotidiana sofferenza.

11/02/2009

Tutti i diritti riservati all’autore

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