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INVITIAMO A PARTECIPARE ALLE SELEZIONI:

Per il terzo anno consecutivo il programma “Verseggiando sotto gli astri di Milano” organizza un pomeriggio culturale con reading poetico e intermezzi musicali nell’ambito della RASSEGNA INTERNAZIONALE LETTERARIA BOOKCITY DI MILANO 2018. L’evento intitolato “YIN E YANG – ELEMENTO MASCHILE E FEMMINILE NELL’ ARTE E NELLA LETTERATURA”, che vedrà come ospiti il M° GUIDO OLDANI (fondatore del REALISMO TERMINALE, poeta) E IL PROF. GIUSEPPE LANGELLA (critico letterario, poeta), avrà luogo DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018, dalle ore 17.00 presso la Chiesetta dell’Assunta Cascina Linterno a Milano, via Fratelli Zoia 194. Parte musicale a cura del gruppo poetico teatrale POETICANTI Paolo Provasi e Roberta Turconi; performance teatrale di Domitilla Colombo (attrice). Interviene Lucia Bonanni (critico letterario, poetessa).

● COME PARTECIPARE

Per partecipare alla selezione dei poeti siete pregati di spedire 2 POESIE aderenti al tema “YIN E YANG ( ELEMENTO MASCHILE E FEMMINILE)”, in versi liberi, possibilmente, ma NON OBBLIGATORIAMENTE, ispirate alla stilistica del Realismo Terminale e accompagnate da una breve nota biografica alla mail :

verseggiando.eventi@yahoo.it

In oggetto mail scrivere: BOOKCITY YIN E YANG

Scadenza invio elaborati:

20 OTTOBRE 2018 ORE 23.59

● Suggerimenti tematici:

– YIN YANG due elementi complementari della vita

– uomo e donna: battaglia o sentimento? Amici o nemici? Rispetto oppure odio? Insieme o separati?

– contrasti YIN E YANG nella vita di ogni giorno: libere riflessioni a tema

● Organizzazione:

Izabella Teresa Kostka

e l’Associazione Amici Cascina Linterno

● L’elenco dei poeti selezionati verrà pubblicato dopo la chiusura del bando entro il 25 ottobre 2018

● INFO IMPORTANTI

Per rendere più chiaro l’intento del Realismo Terminale in cui: “oggetto diventa soggetto e le cose non vengono più paragonate alla natura ma agli oggetti stessi”, invitiamo a leggere i seguenti articoli:

– Articolo di Giuseppe Langella “Realismo Terminale ”

http://giuseppelangellaopere.weebly.com/il-realismo-terminale.html

(…) La Terra è in piena pandemia abitativa: il genere umano si sta ammassando in immense megalopoli, le “città continue” di calviniana memoria, contenitori post-umani, senza storia e senza volto.
La natura è stata messa ai margini, inghiottita o addomesticata. Nessuna azione ne prevede più l’esistenza. Non sappiamo più accendere un fuoco, zappare l’orto, mungere una mucca. I cibi sono in scatola, il latte in polvere, i contatti virtuali, il mondo racchiuso in un piccolo schermo. È il trionfo della vita artificiale.
Gli oggetti occupano tutto lo spazio abitabile, ci avvolgono come una camicia di forza. Essi ci sono diventati indispensabili. Senza di loro ci sentiremmo persi, non sapremmo più compiere il minimo atto. Perciò, affetti da una parossistica bulimia degli oggetti, ne facciamo incetta in maniera compulsiva. Da servi che erano, si sono trasformati nei nostri padroni; tanto che dominano anche il nostro immaginario.
L’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo, in quanto ogni nostra esperienza passa attraverso gli oggetti, è essenzialmente contatto con gli oggetti.
Di conseguenza, sono cambiati i nostri codici di riferimento, i parametri per la conoscenza del reale. In passato la pietra di paragone era, di norma, la natura, per cui si diceva: «ha gli occhi azzurri come il mare», «è forte come un toro», «corre come una lepre». Ora, invece, i modelli sono gli oggetti, onde «ha gli occhi di porcellana», «è forte come una ruspa scavatrice», «corre come una Ferrari». Il conio relativo è quello della “similitudine rovesciata”, mediante la quale il mondo può essere ridetto completamente daccapo.
La “similitudine rovesciata” è l’utensile per eccellenza del “realismo terminale”; il registro, la chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso, non senza una residua speranza: che l’uomo, deriso, si ravveda. Vogliamo che, a forza di essere messo e tenuto a testa in giù, un po’ di sangue gli torni a irrorare il cervello. Perché la mente non sia solo una playstation.
Firmato: Guido Oldani, Giuseppe Langella, Elena Salibra

– Fototessera del Realismo Terminale:
http://www.lietocolle.com/2014/02/guido-oldani-fototessera-del-realismo-terminale/

● Due poesie scelte di Guido Oldani:

IL TRICICLO
ho comprato ai mercati dell’usato,
un triciclo cui credo somigliare,
è un fratello siamese inseparato.
ci hanno scattato delle foto insieme
in cui sembriamo uguali come gocce,
una di vino bianco, l’altra rosso
e compiremo il giro del pianeta
che è più noioso del mio atlante in casa,
ma per adesso non mi sono mosso.

SISMA
il terremoto, talpa maledetta,
sbocconcellando il luogo come un pane
asciuga il sangue sotto i suoi rottami.
e l’aria è diventata di cemento
sull’aiuto, che porge mille mani
e gli angeli custodi sono muti
lasciando il canto solo alle sirene,
ora c’è una preghiera, che non c’era.

● Due poesie scelte di Giuseppe Langella:

L’OMBRELLO BUONO
Un innato pudore ti fa avara,
quasi gelosa, di ogni più cara
ragione del cuore. Splende nei gesti
la tua virtù senza parole: come
quando facesti dono dell’ombrello
buono a una madre che teneva in braccio,
avvolta in uno straccio,
una piccola cosa, un bambinello,
cercando un improbabile riparo,
sotto un tetto spiovente,
dalla pioggia battente.

(2003) Da Il moto perpetuo, Aragno, Torino 2008
(sez. Giorno e notte)

LEGNO DEI DOLORI
Le spalle larghe aveva
e la forza mansueta dei pazienti
il volontario che, stringendo i denti,
ti ha portato fin qui dal fondovalle,
salendo con la croce al suo calvario.
Di docili cristi tutta una leva.

O legno centenario,
arso dal sole, scavato dai venti,
tutto costole e solchi, schegge e fori;
midollo che si spacca dai dolori,
fosti fasciame che scalda e ripara,
buono per la baracca e per la bara.

(2014) Da Reliquiario della grande tribolazione, Interlinea, Novara 2015